Sicilia e rinnovabili: superato il target europeo 2030, ma solo sulla carta. Il nodo della rete e il paradosso delle bollette

La Sicilia ha già raggiunto — almeno formalmente — l’obiettivo che l’Europa si era data per il 2030 in materia di energie rinnovabili. Eppure, nei primi quattro mesi del 2026, l’Isola ha continuato a ricevere energia dal Continente, con un saldo in ingresso pari a 1,1 terawattora. È il paradosso che il Sole 24 Ore ha messo a fuoco in un’analisi approfondita, e che HeySun — Expo della Transizione Energetica — segue con la massima attenzione. La Regione conta circa 10,7 GW di potenza autorizzata, a fronte di un target europeo di circa 10,5 GW. Gli impianti effettivamente installati, tuttavia, si fermano a circa 3 GW. In mezzo resta una distanza fatta di cantieri non avviati, connessioni incomplete, opere di rete mancanti e condizioni economiche non sempre favorevoli agli investitori. Il problema non è dunque soltanto autorizzativo. Il sistema elettrico non vive di atti amministrativi, ma di impianti connessi, accumuli, capacità di trasporto e produzione distribuita nelle diverse ore della giornata. Il fotovoltaico produce nelle ore centrali, l’eolico segue la disponibilità del vento, i consumi di famiglie e imprese obbediscono a logiche diverse: quando le condizioni non coincidono, o quando la rete non riesce ad assorbire e distribuire l’energia prodotta, l’Isola continua a dipendere dall’esterno. Sul fronte istituzionale, la Regione Siciliana ha risposto con la nuova norma sul Paur — il Provvedimento autorizzatorio unico regionale — approvata all’Ars per velocizzare le autorizzazioni ambientali. Un passo riconosciuto come necessario, ma che da solo non chiude il gap: se le autorizzazioni corrono più rapidamente della rete elettrica, il rischio è moltiplicare gli impianti pronti sulla carta ma ancora incapaci di produrre energia utile per il sistema. Un ruolo centrale viene attribuito agli accumuli, in particolare ai sistemi Bess — le batterie necessarie per spostare l’energia da alcune ore della giornata ad altre e ridurre le congestioni della rete. Ma anche le batterie non bastano se non vengono accompagnate da investimenti sulle infrastrutture elettriche, sulle interconnessioni e sull’autoconsumo. Sul nodo delle tariffe, i dati del Sole 24 Ore offrono un quadro emblematico: ad aprile 2026 il Pun medio nazionale è stato pari a 119,5 euro/MWh, mentre la zona Sicilia ha registrato 114,8 euro/MWh — uno scarto favorevole di 4,7 euro/MWh che, tuttavia, non arriva automaticamente nelle bollette di famiglie e imprese siciliane. L’Isola può diventare una grande piattaforma delle rinnovabili, ma senza rete, accumuli, autoconsumo e benefici economici misurabili, la potenza autorizzata rischia di restare un dato statistico più che una leva reale di sviluppo. È esattamente su questi temi — infrastrutture, governance della transizione, benefici per i territori — che HeySun costruisce il proprio valore come luogo di confronto tra istituzioni, operatori e comunità.

