L’eolico offshore in Italia oggi vale 56 mld di valore aggiunto e 800 mila posti di lavoro

Il rapporto sulla filiera dell’eolico offshore in Italia
È stato presentato oggi a Roma uno studio un’analisi indipendente sull’eolico offshore in Italia che attribuisce alla filiera nazionale fino a 129 miliardi di euro di produzione attivata, 56 miliardi di valore aggiunto, 25 miliardi di gettito fiscale e oltre 800 mila occupati se le aste previste dal FER2 partiranno nei tempi previsti. Diversamente, “rischiamo di accumulare un ritardo incolmabile, rispetto alla Francia, che è molto più avanti di noi nel settore“, ha dichiarato il presidente di AERO Fulvio Mamone Capria.
Il rapporto, realizzato dal Politecnico di Torino, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, Politecnico di Bari Prometeia e OWEMES, è stato illustrato durante il IV Convegno Nazionale dell’Associazione delle Energie Rinnovabili Offshore (AERO). La prima evidenza che emerge è che la partita non riguardi soltanto la transizione energetica. In gioco ci sono industria, porti, occupazione, manifattura, sicurezza energetica e competitività del Paese. Lo studio avverte inoltre che un ritardo nell’attivazione del quadro di sostegno potrebbe dimezzare gran parte dei benefici economici attesi.
Perché l’eolico offshore in Italia vale oggi 56 mld
Il documento nasce da una ricostruzione dettagliata della filiera industriale. Sono state analizzate 197 voci lungo l’intero ciclo di vita degli impianti, dalla progettazione alla dismissione, passando per componentistica, installazione, logistica, esercizio e manutenzione.
La ricerca si basa su un cambio di paradigma che non considera più l’eolico offshore soltanto come una fonte di energia rinnovabile. L’intera filiera, infatti, può considerarsi a pieno titolo una politica industriale in grado di trattenere nel Paese una quota rilevante del valore generato dalla transizione energetica.
Nello scenario di attivazione tempestiva delle aste FER2, il sistema economico italiano potrebbe beneficiare di 129 miliardi di euro di produzione attivata, 56 miliardi di valore aggiunto, 25 miliardi di gettito fiscale e 817 mila unità di lavoro standard. Una parte importante di questo valore sarebbe generata dalla manifattura, che rappresenta circa il 35% del totale, una quota doppia rispetto al peso medio del settore nell’economia nazionale.
Il presidente di AERO ha sottolineato come “l’eolico offshore in tutta Europa sia diventato un’opportunità per migliaia di persone e per diversi Paesi di costruire una vera e propria industria”. Mamone Capria ha indicato diversi porti italiani come possibili poli industriali della filiera, tra cui Augusta, Civitavecchia, Brindisi, Vasto e Oristano.

Oltre 800 mila occupati potenziali nella filiera dell’eolico offshore in Italia
Uno dei dati più significativi riguarda il lavoro. Lo studio stima oltre 800 mila occupati nell’intero periodo considerato. Le ricadute non si concentrerebbero esclusivamente nella fase di costruzione degli impianti. I benefici si distribuirebbero lungo tutta la catena produttiva coinvolgendo manifattura, costruzioni, cantieristica, logistica, servizi professionali, attività ad alta intensità tecnologica e manutenzione.
Particolarmente rilevante è il comparto dell’Operation & Maintenance, che secondo lo studio potrebbe generare da solo circa 17 miliardi di euro di valore aggiunto. Si tratta di attività permanenti, capaci di creare occupazione stabile nei territori costieri interessati dagli impianti.
Il presidente di AERO ha spiegato che il lavoro di ricerca è partito da elementi concreti della filiera: “siamo andati a misurare le ore di saldatura necessarie per un impianto offshore, le tonnellate di acciaio e di cemento, e le ore di lavoro richieste per ogni singolo manutentore”.
Secondo Mamone Capria, questo approccio dimostra come l’offshore possa offrire nuove opportunità proprio a settori industriali oggi in difficoltà, a partire dalla siderurgia e da alcune componenti della filiera automotive.
Il costo del ritardo: 31 mld di valore aggiunto in meno
Il rapporto dedica ampio spazio anche allo scenario opposto. A parità di capacità installata finale, un ritardo nell’avvio del mercato comporterebbe una drastica riduzione della quota di valore intercettata dall’industria italiana.
Le stime parlano di 31 miliardi di euro di valore aggiunto persi, 14 miliardi di minore gettito fiscale e oltre 400 mila occupati in meno.
Le conseguenze sarebbero particolarmente pesanti per i comparti più strategici. Lo studio quantifica circa 8 miliardi di euro di minori ricadute nella manifattura e oltre 3 miliardi di euro in meno nei servizi ad alta intensità di conoscenza.
Per questo il tema delle aste FER2 è stato al centro di molti interventi. Mamone Capria ha ricordato che sono già stati autorizzati 2,8 GW di progetti attraverso cinque Valutazioni di Impatto Ambientale positive, mentre il decreto FER2 prevedeva 3,8 GW di capacità incentivata. Secondo il presidente di AERO, “bisogna fare presto” per evitare che investimenti e competenze vengano attratti da altri Paesi del Mediterraneo.
Le aste FER2 al centro del confronto con il governo
Di particolare rilevanza il tema della stabilità regolatoria. Nel videomessaggio inviato ai partecipanti al convegno, il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin ha confermato che il Governo sta lavorando alla revisione del decreto FER2.
Il ministro ha dichiarato: “Puntiamo a coniugare le esigenze degli operatori con gli obiettivi di decarbonizzazione, garantendo al contempo una razionale programmazione degli investimenti e della spesa per la collettività”.
Pichetto Fratin ha inoltre evidenziato che “esistono tutte le condizioni per creare una robusta filiera nazionale” e ha richiamato il potenziale impatto dell’offshore sul sistema portuale e logistico italiano.
Anche il CEO di WindEurope, Tinne Van Der Straeten, ha posto l’accento sul quadro regolatorio. Nel suo videomessaggio ha sostenuto che “è necessario stabilire una cornice chiara, con volumi certi e aste competitive” per attrarre gli investimenti necessari alla crescita della filiera europea.
Sicurezza energetica e minore dipendenza dall’estero
Uno dei capitoli più interessanti del rapporto riguarda il contributo dell’offshore alla sicurezza energetica. Lo scenario elaborato assume una crescita della capacità installata fino a 10 GW nel 2040 e 20 GW nel 2050, in linea con le prospettive di sviluppo elaborate da Terna.
A quel punto, la produzione potrebbe superare 50 TWh all’anno, pari a circa l’11% della domanda elettrica nazionale e a circa il 15% della produzione rinnovabile italiana.
L’analisi valuta anche cosa accadrebbe senza l’apporto dell’offshore. In questo caso l’Italia dovrebbe compensare con maggiori importazioni elettriche o con un maggiore utilizzo di gas naturale importato.
Lo studio quantifica questa maggiore dipendenza in 16-18 TWh all’anno, con un effetto cumulato pari a circa 635 TWh nel ciclo di vita degli impianti. Tradotto in termini economici, significa circa 60 miliardi di euro di spesa evitata verso l’estero.
Francesco La Camera, Direttore Generale di IRENA, ha ricordato che “per un Paese come l’Italia, ad alta dipendenza dalle importazioni ed esposto alla volatilità del gas, ogni crisi geopolitica ripete la stessa lezione”. Per La Camera, “elettrificare, per l’Italia, non è un concetto astratto: è una strategia industriale” e in questo quadro “l’eolico offshore lo è per eccellenza”.
Porti, acciaio e cantieristica: le industrie coinvolte
Ma l’Italia dispone già di una base produttiva significativa. Tra i comparti più preparati figurano movimentazione portuale, lavorazioni meccaniche, attività elettriche, calcestruzzo e alcuni materiali compositi.
Esistono però anche colli di bottiglia che richiederanno investimenti e formazione. Le principali criticità riguardano mezzi navali specializzati, gruisti, saldatori e parte della filiera dell’acciaio.
Grande attenzione viene dedicata al ruolo dei porti. Il rapporto li descrive come infrastrutture necessarie per assemblaggio, movimentazione, installazione e manutenzione degli impianti, ma anche come future piattaforme industriali multiuso.
Secondo lo studio, il 49% del valore aggiunto complessivo potrebbe ricadere nel Mezzogiorno. Il CEO di WindEurope ha ricordato che “l’Italia vanta una gloriosa storia e tradizione nella cantieristica navale e nella produzione di acciaio” e che queste competenze potrebbero consentire al Paese di diventare un protagonista della futura filiera europea.
Reti elettriche e infrastrutture restano il nodo decisivo
Un altro messaggio emerso con forza riguarda le infrastrutture. La Camera ha ricordato che nel mondo esistono oggi 2.500 GW di capacità rinnovabile e di accumulo in attesa di connessione alle reti, definendo questo fenomeno il vero collo di bottiglia della transizione energetica.
Secondo IRENA saranno necessari 1.200 miliardi di dollari l’anno di investimenti nelle reti fino al 2050. “La transizione energetica non si fermerà per mancanza di energia pulita, ma rischia di rallentare per mancanza di infrastrutture”, ha affermato il direttore generale dell’agenzia internazionale.
Anche da AERO arriva il richiamo alla necessità di rafforzare le reti elettriche insieme allo sviluppo delle rinnovabili, ricordando che la dipendenza italiana dalle importazioni energetiche continua a rappresentare una vulnerabilità economica e geopolitica.
Offshore e fotovoltaico, una complementarità strategica
Tra i temi emersi durante il convegno figura anche la complementarità tra tecnologie rinnovabili. Mamone Capria ha spiegato che l’offshore non deve essere visto come un concorrente del fotovoltaico. Al contrario, le due tecnologie rispondono a esigenze differenti del sistema elettrico. “L’eolico offshore dà continuità di notte e nei mesi invernali”, ha osservato il presidente di AERO, evidenziando come questa caratteristica possa contribuire a ridurre il Prezzo Unico Nazionale e a rendere più equilibrato il mix energetico.
È proprio questa integrazione tra fonti diverse che il rapporto individua come uno degli elementi chiave per accompagnare l’elettrificazione dei consumi e ridurre la dipendenza energetica dall’estero.
Fonte: Rinnovabili

